Visualizzazione post con etichetta leggere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta leggere. Mostra tutti i post

giovedì 12 novembre 2015

Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde

“Uno dopo l'altro si alzano i sottili veli di grazia scura, e a grado a grado le cose si vedono restituire le loro forme e i loro colori, e vediamo l'alba rifare il mondo nel suo disegno antico. Gli esangui specchi risplendono la loro vita imitativa. Le candele spente stanno in piedi là dove le abbiamo lasciate, e accanto a loro giace il libro semisfogliato che stavamo studiando, o il fiore con un filo di metallo per gambo che abbiamo portato al ballo, o la lettera che non abbiamo avuto il coraggio di leggere, o che abbiamo letto troppo spesso. Nulla ci sembra mutato. Dalle ombre irreali della notte ritorna la vita reale che ben conosciamo. Dobbiamo riprenderla là dove abbiamo smesso, ed ecco che si impossessa di noi il terribile senso della necessità di continuare a spendere la nostra energia nella stessa noiosa routine di abitudini stereotipate, o forse il selvaggio desiderio di poter aprire i nostri occhi su un mondo rinnovellatosi nella tenebra per il nostro piacere, un mondo in cui le cose abbiano forme e colori nuovi, e sia mutato, o abbia altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poco o nessun posto.”
da Il ritratto di Dorian Gray (O.Wilde)
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/tempi-moderni/frase-99097?f=w:4>

giovedì 3 settembre 2015

Il cardellino - Donna Tartt



Quanto rumore ha fatto il cardellino quando è uscito dal suo guscio, un po' più di un crac, una crepa sonora sull'involucro di aspettative che separa un romanzo dal mondo. C'è chi lo attendeva, chi vi avrà colto subito le premesse di un'infatuazione generale, chi lo ha trasformato in Pulitzer e chi invece non vi ha badato subito e ha udito in ritardo l'eco delle voci di chi i libri li legge, li scrive e li critica, nella difficile impresa di guidare il mondo nelle sue scelte letterarie.

Penso di appartenere all'ultima categoria, io che di Donna Tartt non sapevo nulla, ho snobbato il Cardellino con estrema facilità, preferendogli Dio di illusioni, della stessa autrice. Quello che mi serviva per amare Donna Tartt, per inneggiare al suo stile, per desiderare che invece di aver scritto un libro ogni dieci anni, ne avesse scritto almeno uno all'anno, perché a quest'ora probabilmente li avrei tutti sullo scaffale, tutto quello che mi serviva l'ho trovato in quella “storia segreta” che oltre a essere un'opera prima è anche, e prima di tutto, un capolavoro. E di più non mi serviva.
Quando ho comprato tempo dopo Il cardellino, uscito nel frattempo in edizione economica, sapevo cosa aspettarmi ma sapevo anche cosa non aspettarmi. Non mi aspettavo un libro migliore di dio di illusioni, perché di solito le idee, la creatività non crescono nel tempo, semmai sbiadiscono.
Il cardellino non è l'eccezione che conferma la regola, ma solo la regola che si ripete per l'ennesima volta, un romanzo che imita il romanzo, una storia che cerca un motivo e non lo trova, dita che pizzicano una corda che non esiste. Più che un romanzo, the goldfinch a me è sembrato un'opera edile, un sommo grattacielo fatto di periodi bellissimi e di fin troppo lucide e articolate considerazioni sull'esistenza, che non bastano, però, per fare di un semplice mattone un palazzo stabile e solido.
Intreccio disordinato e caotico, personaggi ambigui e un'incredibile quantità di fatti dentro cui, inevitabilmente, ci si smarrisce. Il senso di perdizione potrebbe essere il filo conduttore di tutto il romanzo, a un estremo e all'altro del quale, ci sono Theo bambino e Theo adulto, e in mezzo le sue peregrinazioni fisiche e mentali, il dolore e la perdita, la necessità di tenere tutto nascosto, di impedire alla verità di diventare realtà tangibile e concreta.
Sempre e comunque, Theo contro sé stesso, contro il fato, contro tutto, sballottato continuamente da un luogo all'altro, tra finti buoni e cattivi veri, in un fiume di pagine, tantissime. Un'epopea infinita, un romanzo di Dickens.

Non sono la storia di Theo o il cardellino o il numero delle pagine a qualificare questo romanzo. Il cardellino si legge non per l'originalità della storia, ma per lo stile inconfondibile, la prova di una bravura indiscutibile, si legge per certe frasi stupende e per quelle ultime pagine, bellissime, scritte chissà come, se di getto, o come risultato di una lunga elaborazione. Sta di fatto che non si dimenticano.
Ecco l'incipit:

"Quand'ero ancora ad Amsterdam, per la prima volta dopo anni sognai mia madre. Ero rimasto confinato nella mia stanza d'albergo per più di una settimana, terrorizzato all'idea di chiamare chicchessia o di mettere il naso fuori, il cuore che fremeva e sussultava anche al più innocuo dei rumori: il campanello dell'ascensore, l'andirivieni del carrello del minibar, persino i campanili delle chiese che scandivano le ore, de Westertoren, Krijtberg, un clangore dai contorni vagamente oscuri, come i presagi di sventura delle fiabe. "



mercoledì 27 maggio 2015

Bees : la fortezza delle api - Laline Paull




Titolo originale : Bees
Pagine: 392


Bees, La fortezza delle api è la cronaca della vita di uno stuolo di api, una fiaba bucolica che diventa distopia quando un'anomala diversione si insinua nel naturale assetto dell'alveare. Una storia fantasiosa che ha un famoso precedente: ne La fattoria degli animali di Orwell, gli animali di una fattoria parlano, pensano, sentono, e lo fanno anche lucidamente. Unico loro ragionevole chiodo fisso: ribellarsi al dominio prepotente degli uomini e conquistare il potere. Ma qui in Bees, dell'uomo non vi è che una debole e lieve traccia. C'è più di Hunger Games, rispetto a cui è lampante la sovrapposizione dei temi, come la divisione in caste, e uguale la distorsione dello spirito sociale a beneficio di un solo gruppo che per forza e caparbietà è riuscito a imporsi sugli altri, nonostante i propositi discutibili. Il mondo delle api si prestava perfettamente alla costruzione di un romanzo distopico. Le api, come altri insetti, sono individui sociali e come tali rispettano un sistema di rigide regole in cui il benessere collettivo viene sempre prima di quello del singolo ed è così importante che a esso le api sacrificano persino la propria vita.

Nell'alveare gemmato dalla fantasia di Laline Paull, le cose non vanno esattamente così. Conosciamo subito Flora 717 che dal momento in cui sbarca nella Sala degli Arrivi, sa già chi è, cosa fare e dove andare. Impossibile non prenderla a cuore. Le api sono migliaia, tra di loro si chiamano sorelle e la loro costituzione conta un'unica legge: "accettare, obbedire, servire". Per Flora 717 e le sue compagne, il rispetto di questa legge è un compito a cui prestarsi senza avanzare pretesti. Ogni giorno le api esploratrici escono a bottinare con intrepida operosità, impollinano i fiori e perlustrano le vicinanze dell'alveare, per poi tornare nei propri esagoni di cera, cariche di nettare con cui nutrire le larve,  leste e impeccabili nell'adempimento del loro compito: proteggere, nutrire, fortificare l'alveare.
Costanti e pertinaci sono anche perfettamente organizzate: dalle caste più misere a quelle più in vista incontriamo le spazzine flora, le bottinatrici stoppione, le guardiane cardo, le convolvolo, le salvastrella,  le sacerdotesse salvia, e infine al centro di tutto, la Santa Madre, sacra quanto la Mente dell'alveare, alias la regina, dal primato indiscutibile, amata e riverita dalle api e da cui loro sono riamate. 

Quest'idillio dorato è presto inquinato dalla minaccia sovversiva che ogni sistema rigido e composto ha incluso nel proprio pacchetto. Flora 717 è una spazzina ma qualcosa la distingue dalle altre operaie della sua casta. È intelligente e sa parlare, come le api delle caste più elevate, particolarità che le consentiranno di ascendere al ruolo di ape bottinatrice, grazie al coraggio e alla temerarietà dimostrati, di avere accesso alle stanze della regina, di annusare i pannelli della biblioteca dove sono custodite le sei Storie degli Odori, di esibirsi nella complessa danza con cui le api si comunicano le informazioni sul territorio, di ottenere infine la stima delle sorelle. Tutto regolare, fintantoché Flora non scopre di avere lei stessa un segreto da custodire.

Dentro Bees c'è un alveare di vivacità e colori, c'è il ronzio flagrante delle idee nuove, delle storie che sanno stupire e tenere compagnia e soprattutto ci sono le api, che lo confesso, mi ispirano un'enorme simpatia. Profeticamente Einstein disse che l'uomo non resisterebbe neanche quattro anni se improvvisamente dovessero estinguersi le api. Il miele, la propoli, la cera d'api e la pappa reale non esisterebbero più, e nemmeno il polline viaggerebbe più da un fiore all'altro. Qualcuno ha dedicato un romanzo intero a questo popolo di laboriose benefattrici, un libro che potrebbero adorare persino quelli che non sono dei veri e propri bee lovers


“Era schiacciata nella celletta e l'aria era calda e fetida. Tutte le articolazioni del corpo le bruciavano per via di quel frenetico agitarsi contro le pareti; aveva la testa premuta contro il torace e le zampe contratte dai crampi, ma i suoi sforzi non erano stati vani: una parete stava per cedere. Scalciò con tutte le sue forze e sentì che qualcosa si incrinava e si spezzava. Spinse, strappò e morsicò, fino ad aprire un varco che comunicava con l'aria fresca.”

giovedì 21 maggio 2015

Note sui libri


Ci sono sogni che nascono dai libri, silenziosamente prendono vita negli spazi tra le parole e delle parole si alimentano, si nutrono. 
Ci sono vite parallele che procedono segretamente nei libri, fatte di sensazioni più complesse e profonde di quelle concesse dalla realtà. 
Le storie che si leggono nei libri contengono significati che la realtà contiene ma non spiega o non vuole spiegare. 
Dai libri si imparano tante, tantissime cose, certe volte più di quelle che la nostra sensibilità e la nostra fantasia sono in grado di abbracciare. Storie che fanno bene e storie che fanno male.  Non so quando leggere è diventato così fondamentale per me. Non ricordo qual è stato il primo libro che ho letto. Ho avuto un imprinting decisivo con i libri di Michael Hoeye, libri d'avventura con un topo per protagonista, Hermux Tantamoq ( niente a che fare con Geronimo Stilton ). Ma più di tutti deve essere stato Harry Potter a iniziarmi. Sono stata fortunata a leggerlo mentre crescevo. Da bambina l'ho amato come da ragazza, come lo amo ora, che sono un po' più adulta. 
Clive Cussler mi ha cambiata a 12 anni, Zafon mi ha conquistata quando ne avevo 16, Murakami quando ne ho avuti 18. Amori che durano ancora adesso, forse soltanto un po’ alleggeriti dal tempo. Qui e lì qualche amorazzo che non è durato, come quello per i bestseller di Dan Brown e altri autori con cui non ho avuto che una singola e breve conoscenza. 

Ora per esempio sto rileggendo L'ombra del vento, ed è un'esperienza completamente diversa rispetto a quando lo lessi per la prima volta, più o meno otto anni fa. In mezzo sono passati tanti libri, tra cui classici e capolavori. Sono più propensa a criticare che ad apprezzare di quanto lo ero allora. E questo significa anche che è diventato molto più difficile trovare qualcosa che mi appassioni senza stancarmi. Ho interrotto la lettura de I miserabili, non perché non fosse abbastanza appassionante, anzi tutto il contrario, è bellissimo, ma perché dopo seicento pagine (solo del primo volume) di un certo tipo di letteratura si sente la necessità di fermarsi un attimo e recuperare le energie (un po’ iperbolico forse, ma è quello che in fondo sto facendo.)


I libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale.
(Amos Oz)


mercoledì 20 maggio 2015

Il ritorno del giovane principe - A.G. Roemmers

Non scrivo sul blog da un bel po’. Oggi torno qui con una favola che parla di ritorni (niente di premeditato), di crescita, di aspettative, di illusioni, di cambiamenti. Niente di strano che un viaggio particolare abbia un protagonista altrettanto speciale. Il piccolo principe torna un po’ cresciuto, per ricordarci quanto ci era mancato, quanto l'abbiamo adorato la prima volta.
Libro delicato, breve come una favola, eppure umanamente denso e significativo, Il ritorno del giovane principe, è un dolce richiamo a uno dei libri più amati di ogni tempo. Malinconico come il piccolo principe a cui si ispira, ma ricchissimo di precetti, a cui concedere più di una lettura, e di colorati e splendidi disegni.
 Capitolo 15
__________

Ero totalmente assorto nel piacere della mia guida sportiva lungo la sinuosa strada che costeggiava la riva di un ampio lago, in mezzo a un bosco di pini. Ogni volta che cambiavo marcia, il ronzio del motore mi percorreva la schiena come un brivido. In quel momento così speciale, per un amante delle auto e della velocità come me, l'improvvisa interruzione del ragazzo mi si rovesciò addosso come una nevicata in primavera.


«Prima mi parlavi della gente seria», mi ricordò. «Cos'altro sai di loro?»

«Qualche altra cosetta», bofonchiai, rassegnato al pensiero che sarebbe stato del tutto inutile spiegargli che aveva appena mandato in frantumi un'incomparabile sinfonia meccanica.
«In fin dei conti, c'è mancato poco che anch'io mi trasformassi in uno stimato membro di questa specie.»

«E perché non è successo?» Come al solito, le domande del giovane principe erano sempre dirette al nocciolo della questione.

«Osservando la gente seria che mi circondava, tutte persone rispettabili e di successo, mi sono accorto che nessuno di loro era davvero felice.»

«Non mi verrai a dire che l'ordine e la disciplina li rendevano infelici, vero?» azzardò in tono perplesso.

«No» , risposi. «Il fatto è che le persone serie che amano tanto l'ordine, il più delle volte detestano le sorprese e qualsiasi cosa sfugga al loro controllo. Ma più controllo esercitano, meno riescono a godere. Amano vivere in un mondo senza stupore né meraviglia. I cambiamenti, per quanto piccoli, scatenano la loro rabbia o preoccupazione, e la nostra instabile realtà nasconde innumerevoli occasioni per entrambe le cose.»

«Questo mi ricorda un lampionaio che non riusciva a tradire la sua consegna», spiegò il giovane principe. «Quando il pianeta su cui viveva si era messo a girare più in fretta, il suo lavoro era diventato infernale.»

«Be’», proseguii, «queste persone vivono la loro vita come il loro necrologio, in stile altisonante ed effimero, anche se magari non fanno altro che collezionare medaglie e diplomi. Nessuno ha il coraggio di aggiungere una nota al piede con scritto: “E nonostante tutto, non è stato felice”. Il cielo scrive sulla sua volta l'epitaffio che meritano con le stelle cadenti.»

«Nessuno dovrebbe inorgoglirsi di essere una stella cadente», fece notare lui.

«No, in effetti no», concordai. E poi aggiunsi: «Sono come piccole fiammelle che si spengono rapidamente, come lucciole nell'abisso del tempo.»

«Poi ci sono degli altri», proseguii nel mio ragionamento, «che, quando affrontano la realtà, sono incapaci di rinunciare ai propri ideali (da persone serie quali sono) e cercano di proteggerli con tale veemenza che finiscono per innalzare un muro attorno a sé che serve solo ad asfissiare il proprio spirito. Alle volte questo muro è costruito in maniera così perfetta che non riescono più a trovare neppure una fessura attraverso cui rientrare. E così rimangono chiusi fuori, come marionette senza fili, come fantasmi che non sanno chi sono, da dove vengono, né dove vanno. Il loro mondo vaga senza proposito e con il passare del tempo diventa freddo come una cometa.»

«Non voglio essere una cometa» precisò il giovane principe, prima di chiedere, «Che cos'è un fantasma?».

«Un fantasma è un'immagine priva di contenuto, un'ombra, un'apparenza carente di materia.» Quindi aggiunsi: «C'è gente convinta che i fantasmi non esistano. Io invece credo di sì, e che siano anzi molto numerosi, sparsi un po’ dappertutto. Per me, i fantasmi sono le persone che non hanno cuore.»

«Non voglio essere neanche un fantasma», rifletté il giovane principe, sempre più consapevole di quanto sia difficile crescere.

«In questo caso, non tradire i tuoi desideri, e non seppellirli dentro di te finché non saranno morti di stenti. Impara a combinare la realtà con le tue aspirazioni. Da’ il meglio di te, in tutto ciò che fai, come riflesso del tuo spirito, e offri il meglio di te ai tuoi simili, come riflesso del tuo amore. Vedrai che il mondo diventerà come quegli specchi deformanti, che riflettono e restituiscono ingigantito tutto ciò che darai senza un secondo fine. Perché l'unico modo di circondarti d'amore è offrirlo agli altri. A un certo punto, ti troverai a dover scegliere tra un mondo che gira solo intorno a te, come nell'infanzia e un mondo aperto agli altri, quello della maturità. Sarà allora che dovrai spogliarti dei tuoi capricci, delle norme rigide e dell'egolatria per crescere nella convinzione di difendere principi più nobili. Ama te stesso e riuscirai ad amare gli altri. Ama i tuoi sogni e portai usarli per costruire un mondo caldo e bello, pieno di sorrisi e di abbracci. Sarà un mondo in cui avrai voglia di vivere, che girerà su un'orbita multicolore. Se ci credi davvero e lo costruirai giorno dopo giorno in ogni tuo gesto, quel mondo diventerà possibile. E sarà la ricompensa delle tue buone azioni, perché non ho mai visto nessuno godere pienamente di una felicità immeritata. Solo le persone che amano davvero sono come stelle, e la loro luce continua a brillare su di noi anche dopo che se ne sono andate. »


Quando parlò, sentii l'emozione e il fervore vibrare nelle sue parole: «Quando morirò, voglio diventare una stella. Insegnami a vivere in modo che possa diventare una stella». Poi tenendo abbracciato il suo cagnolino, appoggiò la testa al finestrino.

«Non posso insegnarti una formula precisa», risposi in tono dolce. «Non sono un maestro di stelle. Posso offrirti soltanto le cose che ho imparato nella mia vita, una manciata di verità che, come tutte le verità, si possono trasmettere solo attraverso l'amore. Ma tu, come tutti noi, serbi dentro di te la capacità di amare, e tanto basta, non ti serve altro. Quando hai qualche dubbio, cerca dentro di te, e se avrai abbastanza pazienza, troverai sempre la risposta giusta.»

Ma ormai non mi ascoltava più. Forse aveva scoperto che nella terra dei sogni tutti possiamo essere principi e stelle.


domenica 29 marzo 2015

Il miniaturista - Jessie Burton


“Il funerale dovrebbe essere una cosa tranquilla, perché chi finisce nella bara non aveva amici. Ma le parole, ad Amsterdam, sono come l'acqua, intasano le orecchie e da lì comincia il marcio, e l'angolo orientale della chiesa è pieno. La donna osserva la scena al riparo degli stalli del coro, mentre membri delle corporazioni con le mogli si avvicinano alla tomba aperta come formiche al miele. Li raggiungono poco dopo impiegati della VOC e capitani di nave, reggenti, fabbricanti di dolci e infine lui, con il solito cappello a tesa larga in testa. La donna cerca di compatirlo. La pietà, a differenza dell'odio può essere chiusa in una cassa e messa da parte.”
________

Nella Oortman è davanti al suo futuro. A separarli soltanto una porta e i segreti celati aldilà di essa, cose che lei non immagina neanche (e neanche noi), ansiosa com'è di essere accolta nella vita dell'uomo che ha appena sposato, felice che la sua esistenza da ragazza nubile si trasformi finalmente in un'esistenza da donna. Davanti a questa porta ci siamo anche noi lettori, già attaccati al destino di Nella dal momento stesso in cui ha tirato il battente a forma di delfino, trasportati da una corrente rapida di parole nel ritmo nevrotico delle frasi al presente. Quello che succede dopo, quando la porta si apre, è un turbinio di eventi che trascinano Nella molto lontano dalla vita che aveva immaginato per sé stessa, ma al tempo stesso, ravvivano la sua curiosità, mettono alla prova il suo coraggio, risvegliano le sue paure. 
Presto l'occupazione principale di Nella, oltre a cercare di sbrogliare l'intricata matassa di eventi disorientanti, diventerà arredare una casa in miniatura, con delle copie minuscole ma perfette di tutti gli abitanti della casa che riproduce: Nella, la nostra compatita protagonista, il marito sfuggente Johannes, la cognata indisponente Marin, i servi astuti Otto e Cornelia, e Dhana e Rezeki, i cani fedeli. Per farlo Nella si rivolgerà al miniaturista, figura ombrosa ed evanescente, che nel libro non sembra essere niente più che un nome sulle Pagine di Smit, un registro di tutti gli artigiani ed esercizi della città. Nella e il miniaturista non si incontrano mai, se non nello scambio reciproco di messaggi scritti, nell'inquietante identicità della vita custodita tra le mura della casa e le figurine plasmate dalle abili mani del miniaturista. 

Di accadimenti e colpi di scena, questo romanzo è pieno. Ciò che gli manca è quello che amo di più delle storie,  è quel piccolo dettaglio che trasforma eventi bizzarri in storie credibili, la potenza narrativa che filtra gli eccessi della fantasia e la rende compatibile con il reale, pur rimanendo esattamente il tipo di evasione favolistica che stiamo cercando, la storia che vogliamo sentirci raccontare.


mercoledì 18 febbraio 2015

Dio di illusioni - Donna Tartt



Titolo originale: The secret history
 Pagine: 622 


Con i libri belli è un bel problema. Nel senso che quello che vorrei dire su di loro mi appare sempre troppo superfluo, e forse non è nemmeno una questione di impressioni soggettive, semplicemente è superfluo. Ultimamente mi capita di finire un libro e di ricamarci sopra un sacco di frasi che cominciano con un però. "Però si sarebbe potuto concludere in un altro modo", "Però non mi è piaciuto questo passaggio", però, però, però. Stavolta niente ma, niente però.

Un college, cinque ragazzi che si estraniano da tutti gli altri studenti, per frequentare un corso di greco, nel grande studio di un eccentrico professore. Nel loro piccolo mondo i cinque accolgono un nuovo studente, Richard Papen ai cui occhi, loro appaiono come creature leggendarie. Ne rimane infatti tanto ammaliato da assecondarne ogni capriccio, ogni sprazzo di follia, fino a che succede qualcosa che tramuta degli studenti atipici in gelidi assassini.

Alla fine non sapevo nemmeno che cosa pensare. Il primo, primissimo, impulso, appena girata l'ultima pagina, è stato quello di rileggere tutto dall'inizio. E l'ho anche fatto, per qualche pagina, per poi rendermi conto che era assurdo. Ma lasciare quei personaggi, quella storia, quello stile sembrava impossibile. La storia così tragica, o meglio, così tragicamente verosimile, dovrebbe imporre l'abbandono della lettura a qualsiasi lettore assennato, che si renda conto che quello che c'è scritto in questo romanzo, non ha niente di umano, eppure è così umanamente possibile. Cose peggiori di questa accadono sempre, ovunque, eppure fingiamo ancora di meravigliarci se siamo in grado di saltare senza problemi l'abisso che c'è tra il bene e il male, tra quello che ci è stato detto che è giusto fare e quello che siamo portati a fare. Esseri umani e non esserlo. 


Quello che accade, quando i protagonisti decidono di smettere ogni finzione, di trasformare in realtà quello che segretamente complottano, è indicibile, eppure sembra l'unica evoluzione possibile per la storia. Qualsiasi altra possibilità, che non sia così irreversibile, è preferibile per noi che leggiamo, ma impossibile per i protagonisti, che scelgono l'unica soluzione da cui non si può tornare indietro, la migliore per chi ha un cuore di ghiaccio, o per chi un cuore non ce l'ha proprio e non ha intenzione di lasciarsi scalfire da ogni ragionevole dubbio. Si deve procedere subito in fretta, senza curarsi del dopo.


Al dopo si lasciano sempre i sensi di colpa, ma qui per i sensi di colpa, non c'è tempo, non c'è spazio. C'è spazio soltanto per la prossima mossa, a cui bisogna pensare prima che diventi troppo tardi. Troppo tardi per i protagonisti è un tempo che non deve esistere, per loro c'è solo il futuro immediato, non il passato da infangare di rimorsi. Loro pensano a rimanere uniti, a proteggersi a vicenda, nonostante le innumerevoli crepe che minacciano di separarli, forse per sempre. Non esistono morti da piangere, rimorsi da accogliere nella coscienza, certo sono dispiaciuti, stanno male  “ma non così male da voler andare in prigione”. Loro sono quelli a cui è stata concessa l'appartenenza a un circolo esclusivo, eppure di esclusivo non hanno che la loro pretenziosa conoscenza del greco. Sono esseri normali, ciascuno con i suoi scheletri nell'armadio, eppure si esiliano da tutto e da tutti, lontani dalle logiche troppo comuni della vita universitaria, studenti come numeri. Si ritengono abbastanza superiori da tentare di possedere la bellezza della conoscenza, quella che è oltre i nostri occhi, oltre le nostre coscienze. Quella a cui si può arrivare soltanto liberandosi di se stessi, dei propri corpi ingombranti. Sono pronti a votarsi a un'illusione, pronti a tutto perché questa soverchi la realtà, le si sostituisca in un pericoloso smarrimento dei sensi.
Quando lo si legge nel libro, la rivelazione fa l'effetto di un pugno nello stomaco. 

 (Segue spoiler)
«Non so da dove cominciare.» Si fermò e bevve. «Ti ricordi quest'autunno, alla lezione di Julian, quando studiammo ciò che Platone chiama follia iniziatica? Bakcheia? Estasi dionisiaca?»
«Sì» risposi, impaziente. Era tipico di Henry tirar fuori un simile argomento proprio ora. 
«Be', decidemmo di provare a raggiungerla.»
Per un attimo pensai di non aver capito bene. «Cosa?» chiesi.

Esattamente: cosa? Ma è proprio questo l'evento scatenante. Ci provano diverse volte, si prendono seriamente, sono sempre più vicini all'obiettivo, ma devono fermarsi perché qualcosa, qualcuno li blocca. Il più ridanciano del gruppo, che non prende abbastanza seriamente la faccenda, deve essere escluso. Difficile da credere, ma questi attori dalle mille perfezioni, giovani, intelligenti, commettono un errore gravissimo. E tutto il resto del libro parla di loro che ne pagano le conseguenze.
Staccarsi dalla vicenda è impossibile. I personaggi hanno un fascino incredibile, ognuno illuminato dalle proprie peculiarità, che invece di renderli abietti e immorali, ne fanno tra i personaggi più interessanti di sempre. E Donna Tartt rende tutto ancora più grande e magnifico, con il linguaggio, pieno, ricco di sfumature, poetico a tratti, intrigante sempre.

“Il greco era ostico, e io ancora sotto gli effetti del bere: così mi ci ero applicato talmente a lungo che le lettere non mi parevano più tali, bensì qualcosa d'altro, indecifrabili orme d'uccello sulla sabbia. Fissavo fuori dalla finestra, in una sorta di trance, verso il prato con l'erba tagliata corta, simile a un velluto verde brillante risalente sino alle lussureggianti colline all'orizzonte, quando vidi in lontananza i gemelli, che planavano sul prato come una coppia di spettri.”


“La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione. Era già morto da dieci giorni quando lo trovarono, sapete. Fu la più grande battuta della storia del Vermont - polizia dello Stato, FBI, persino un elicottero dell'esercito; il college chiuse, la fabbrica di colori ad Hampden serrò i battenti, la gente veniva dal New Hampshire, dal nord dello Stato di New York, addirittura da Boston.” 

lunedì 26 gennaio 2015

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger


Sinossi: Clare e Henry si conoscono da sempre. Il destino ha fatto in modo che ciò accadesse, li ha legati per sempre oltre il tempo, oltre ogni barriera, oltre la terribile malattia di Henry che lo costringe a saltare da un'epoca all'altra, senza intenzionalità o preavviso, semplicemente perché è così che deve andare. È così che è stato deciso e trasmesso dentro di lui, nell'anomalia di un gene mutato. Eppure ciò non impedisce a Henry di riempire ogni attimo della vita di Clare, sia quando è presente che quando non c'è. 

Incipit: "Clare: È dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere dov'è e se sta bene. È dura essere quella che rimane. 
Mi tengo occupata così il tempo passa più veloce. 
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia rimasta sepolta tutto l'inverno sotto la neve. Finché non ci si pensa sembra semplice. Perché l'assenza intensifica l'amore? 
Tanto tempo fa quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano sulla spiaggia, scrutavano l'orizzonte in cerca della piccola imbarcazione. Adesso io aspetto Henry. Lui scompare senza preavviso e involontariamente. Io lo aspetto. Ogni minuto d'attesa dura un anno, un'eternità. Ogni minuto scorre lento, trasparente come vetro. Attraverso ogni minuto vedo un'infinità di minuti in fila, in attesa. Perché se ne va dove io non posso seguirlo?"


La mia esperienza con questo libro ha prodotto decine di momenti in cui mi sentivo sopraffatta dalla potenza della scrittura della Niffenegger e dalla bellezza della storia, momenti in cui pensavo che sarebbe stato difficile, qui sul blog, descrivere esattamente quanto mi è piaciuto questo romanzo, il misto di trepidante esultanza e di triste dolcezza, la sensazione che il tuo cuore stia per essere svuotato e poi riempito di nuovo con emozioni più dense e pesanti. Ci si sente inermi e spezzati a sapere che il tempo è solo un'infinita collezione di eventi che non possono essere evitati, ma solo rivissuti o riguardati, senza poter fare assolutamente nulla per cambiare delle cose che hanno già deciso dove andare, e tu andrai con loro.